L’Innominabile
da Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, 14 luglio 2010
Tempo fa un borghese
Piccolo Piccolo che fu addirittura sceneggiatore del Caimano di Moretti
ha severamente ammonito sull’Unità il popolo della sinistra a diffidare
di chi non è di sinistra, in particolare del sottoscritto: io avrei
l’“ossessione professionale dei processi, in particolare quelli di
Berlusconi”, e per giunta oso talvolta “deriderlo” chiamandolo financo
“Al Tappone” e impedisco così alla sinistra di combatterlo e
sconfiggerlo “politicamente”. Alla larga, dunque. Se fosse un caso
isolato, transeat. Ma sono sedici anni che plotoni di teste fini della
sinistra raccomandano di lasciar perdere il Berlusconi imputato
(“giustizialismo e antiberlusconismo fanno il gioco di Berlusconi”) per
concentrarsi sul B. politico, magari “di destra”.
Evidentemente sono convinti che esista un B. politico, e – le risate –
che B. sia di destra. Montanelli, che conosceva bene B. e soprattutto
conosceva bene la destra, disse un giorno che “Berlusconi non ha idee:
ha solo interessi”. Interessi giudiziari e finanziari, appunto, che poi
sono le ragioni sociali della sua “discesa in campo” e della sua
permanenza in politica. Ora che sta crollando tutto proprio per i
processi a B. e ai suoi cari (non certo per l’opposizione inesistente
del centrosinistra inesistente al B. politico inesistente), sarei
curioso di conoscere l’illuminato parere di questo trust di cervelli che
da sedici anni finge di non vedere il movente giudiziario, anzi
antigiudiziario, della carriera politica di B. Purtroppo è una curiosità
vana, perché lorsignori ora tacciono, per non dover ammettere di aver
preso (e fatto prendere a un sacco di gente) una leggendaria cantonata.
Fa eccezione Polito El Drito che, alla nomina di Brancher a ministro di
Nonsisachè per sottrarlo al processo, è caduto dal pero e s’è domandato
sul Riformatorio “dove ho sbagliato?”, confessando di “aver passato
buona parte dell’età adulta a sostenere che il berlusconismo non è un
fenomeno criminale ma politico” e “non va demonizzato”. Meglio tardi che
mai. Per il resto, è avvincente lo spettacolo di questi professionisti
dell’abbaglio che continuano a spaccare il capello in quattro pur di non
ammettere di non aver capito una mazza. In questi giorni sono scatenati
nel chiedere, dopo quelle di Scajola e Brancher, le dimissioni di
Verdini e – i più coraggiosi – di Dell’Utri (e solo dopo che le han
chieste i terribili finiani). Come se, mondato da quelle presenze
ingombranti, l’entourage di B. diventasse il coro dell’Antoniano. Come
se, asportando qualche cucchiaino di sterco, la Cloaca delle Libertà
diventasse un campo di gigli profumati.
Forza ragazzi, ancora uno sforzo. Provate a rispondere a qualche
domandina semplice semplice. Chi stava nella P2 assieme a Carboni? Chi
ha comprato la villa in Sardegna di Carboni? Chi era socio di Carboni
nella mega-speculazione di Olbia2? Chi è stato gomito a gomito per 40
anni con Dell’Utri, appena giudicato mafioso dalla Corte d’Appello di
Palermo? Per conto di chi pagava le tangenti Brancher? Per conto di chi
Previti comprava giudici e sentenze a Roma? Chi ha imposto Verdini
coordinatore del Pdl? Chi ha nominato sottosegretario Cosentino e chi
l’ha difeso finora, nonostante il mandato di cattura per camorra, anzi
proprio per questo? Qual è l’imputato eccellente milanese che aveva
interesse alla nomina di un giudice amico della P3 a presidente della
Corte d’Appello di Milano? Per conto di chi la P3 dei Carboni, Verdini e
Dell’Utri tentava di pilotare la sentenza della Consulta sul lodo Al
Fano e una causa fiscale della Mondadori? Chi è l’utilizzatore finale di
minorenni che fu coperto da un altro membro della P3, quel Martino che
l’estate scorsa giurò di aver assistito all’incontro fra il papi e il
padre di Noemi davanti a Craxi all’hotel Raphael? Vi do un aiutino, anzi
due. Le risposte non riguardano mai vicende politiche, ma giudiziarie. E
ricominciano tutte per B. e finiscono tutte in “oni”. E fanno tutte rima
– parlando con pardon – con dimissioni.